OMELIA DEL CARD. ROBERTO REPOLE
ALLA MESSA PER LA FESTA LITURGICA DELLA SINDONE

Cattedrale di San Giovanni Battista, Torino 4 maggio 2026

RIFERIMENTI BIBLICI:
Prima Lettura: Ap 1, 4-8
Salmo responsoriale: Fil 2, 6-11
Seconda lettura: 52, 13 – 53, 5
Vangelo: Mc 15,42-16,8

Ci sono degli scritti nel Nuovo Testamento che sono narrativi, come il caso della pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato: raccontano degli eventi con lo scopo, tra l’altro, di farci partecipare, come se fossimo lì, a ciò che accade sulla scena. E poi ci sono testi, come l’inizio dell’Apocalisse di Giovanni, che sono dossologici: rendono gloria a Cristo, a Dio, e hanno lo scopo di suscitare in noi dei sentimenti, mentre li ascoltiamo.

In questo caso, l’apostolo Giovanni lo fa indicandoci alcune caratteristiche del Cristo e del Dio di Gesù Cristo, verso cui devono essere mossi i nostri sentimenti.

Chi è Cristo? È «Colui che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue». È Colui che con il dono totale di sé sulla croce ci ha permesso di ristabilire una relazione, una comunione con Dio, perché ci ha consentito di ritornare ad essere ciò che siamo: dei figli di Dio. Ma, soprattutto, Cristo è «Colui che ci ama». Non a caso Giovanni usa il verbo al presente: se l’evento della croce, che ha ristabilito la comunione dell’uomo con Dio, è un fatto del passato – avvenuto una volta per tutte, direbbe la Lettera agli Ebrei -, Cristo è il Risorto «che ci ama», che incessantemente non fa che amarci, anche adesso, anche in questo istante. Ed è per questo che a Lui va l’onore, a Lui va la gloria.

Chi è Cristo? È «il testimone fedele», il testimone affidabile: affidabile nei confronti di Dio, ma affidabile anche nei nostri confronti, perché il Dio che Egli testimonia è un Dio affidabile, degno della nostra fiducia. È «il primogenito dei morti»: è il Risorto, Colui che per primo è passato dalla morte alla vita, aprendo il sentiero perché quel sentiero sia una strada in cui possiamo passare anche tutti noi. Ed è «il principe dei re della terra»: non soltanto Colui che regna tra coloro che sono i suoi, la sua Chiesa, i cristiani, ma è «il principe dei re della terra», cioè è Colui che regna su tutto e su tutti.

Chi è Cristo? È Colui che nella sua passione, nella sua morte, nella sua risurrezione, ci rivela fino in fondo chi è Dio: «l’Alfa e l’Omega», dice Giovanni; utilizzando la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, ci dice che è l’inizio, l’origine di tutto, ma anche la fine, il compimento di tutto. Come a dire: la storia, la vicenda degli uomini, l’umanità intera, il cosmo, tutto ciò che c’è… è racchiuso nel grande abbraccio di Dio, l’origine e il compimento.

Mi sembra molto significativo che la liturgia, per farci festeggiare la Sindone, ci proponga un testo dossologico come l’inizio dell’Apocalisse. Quasi a dire che, quando ci accostiamo a quel Telo, ciò che ci dovrebbe interessare è di metterci a contatto con quel Volto e fare in modo che crescano in noi i sentimenti giusti. Quasi a dire che, contemplando quel Volto, possiamo contemplarci in Esso e scorgere qualcosa di ciò che siamo, secondo la logica e la razionalità di Dio.

Chi contempliamo, contemplando la Sindone? «Colui che ci ha liberati dai nostri peccati, con il suo sangue». Ma soprattutto «Colui che ci ama», adesso, in ogni istante e in ogni adesso che scandisce tutta la nostra esistenza. E, contemplando quel Cristo, contempliamo la nostra dignità di figli incessantemente amati da Dio attraverso Cristo. E ne abbiamo bisogno! Tante volte, nella nostra vita, le vicende che ci accadono, gli incontri che facciamo e, a volte, anche soltanto i sentimenti che si sedimentano nel nostro cuore ci portano in direzione opposta, non ci danno la percezione di essere amati. L’ansia, l’angoscia, la paura… in fondo nascono da lì. Contempliamo il Volto sindonico e siamo messi a contatto con Colui che ci ama.

Contempliamo il Volto sindonico e siamo messi a contatto con «il testimone fedele», «il primogenito dei morti» e, soprattutto, «il principe dei re della Terra». E allora contempliamo qualcos’altro di noi stessi: la nostra libertà, perché apparteniamo a Cristo. È Lui il principe di tutti i re della Terra. Quando contempliamo la Sindone, impariamo che non abbiamo da inginocchiarci di fronte a nulla e a nessuno. E impariamo la grande forza profetica che avremmo quando siamo cristiani fino in fondo. Di chi o di che cosa dovremmo avere paura? Di nulla! Perché l’unico «principe dei re della Terra» è quel Crocifisso risorto.

Contempliamo la Sindone e contempliamo qualcosa della speranza che ci è stata affidata. Perché? Perché Dio è «l’Alfa e l’Omega», è l’origine e il compimento. Tutto, tutto si snoda in mezzo a quell’origine e a quel compimento! Possiamo attraversare anche giorni faticosi, giorni tristi, vicende dolorose… ma nella fede siamo sicuri di una cosa: Colui che è «l’Alfa e l’Omega», il principio e la fine, è Dio e noi siamo racchiusi in quell’abbraccio.

(traduzione a cura di L.R.)


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