In ricordo del Prof. Pierluigi Baima Bollone


Il 5 novembre si è spento il Prof. Pierluigi Baima Bollone. La sua scomparsa rappresenta non solo la perdita di uno dei più eminenti maestri della disciplina medico legale e degli studi sulla Sindone ma anche l’addio a un uomo animato da una curiosità inesauribile, da un grande rigore morale e da una viva passione per la ricerca scientifica.

Nato a Torino nel 1937 e laureatosi in Medicina e Chirurgia, il professore ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della medicina legale segnandone profondamente l’evoluzione. Dopo i primi anni di formazione, approdò come assistente presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Torino. Fu professore ordinario di Medicina Legale formando intere generazioni di medici, giuristi e operatori sanitari, sempre con uno stile che rimaneva fedele a due valori cardine: la precisione della scienza e il rispetto per la vita umana. Il suo Manuale di Medicina legale è stato adottato nelle principali università italiane, contribuendo a formare generazioni di studenti, magistrati e investigatori.

Le sue straordinarie competenze nel campo della medicina forense gli valsero numerosi incarichi come consulente tecnico in procedimenti giudiziari di grande rilievo. Ma è impossibile ricordare il professore senza rivolgere un pensiero ai suoi celebri studi sulla Sindone. Fu tra i primi, in Italia e nel mondo, ad applicare il metodo scientifico moderno allo studio del Sacro Lino, con un approccio innovativo e scevro da pregiudizi, che coniugava il rigore dell’analisi con il rispetto per il valore simbolico e religioso dell’oggetto.

Tutto ha inizio nel 1978. Si è da poco conclusa l’ostensione del Telo celebrata dal 26 agosto all’8 ottobre, e la Sindone viene portata nei locali di Palazzo Reale. Sono ammessi alcuni ricercatori europei ed un gruppo di studiosi statunitensi specialisti in varie discipline scientifiche e consorziati nello STURP (Shroud of Turin Research Project).

Per procedere alle ricerche interdisciplinari, la Sindone viene adagiata su di un apposito tavolo in alluminio che può ruotare sull’asse longitudinale, in modo da consentire di fotografarla in posizione orizzontale e verticale. Il piano di appoggio è costituito da una serie di pannelli mobili che rendono possibile tanto la illuminazione per trasparenza quanto l’esame radiologico.

A notte fonda Baima osserva la Sindone e gli sembra quasi che fluttui nell’aria, come confesserà molti anni dopo. Cerca di non farsi sopraffare dall’emozione e preleva microcampioni di filo da sedi definite come “bianche” ma anche in corrispondenza dell’immagine del cadavere ed altri ancora da aree macchiate di quello che la tradizione indicava, da sempre, essere sangue. Questi prelievi consentiranno di confermare le caratteristiche strutturali del tessuto e del filato, l’assenza di pigmenti aggiunti nelle sedi analizzate e la natura ematica delle macchie.

Per le indagini chimico-biologiche sul tessuto, sui pollini e sui residui presenti sul telo, si è avvalso delle tecniche allora all’avanguardia, come la microscopia elettronica e l’analisi immunologica. Fu lui a identificare in modo inequivocabile la presenza di sangue umano di gruppo AB, contribuendo a uno dei dibattiti più vivaci e complessi della storia recente della sindonologia.

Le sue ricerche sono state raccolte in numerose pubblicazioni e testi che sono riusciti, e lo fanno tuttora, a parlare tanto al mondo accademico quanto al grande pubblico.

DaL 1980 AL 2002 il prof. Baima ha diretto il Centro Internazionale di Sindonologia, oggi Centro Internazionale di Studi sulla Sindone deputato al coordinamento della ricerca interdisciplinare sul Telo. Per alcuni anni è stato anche membro della Confraternita del S. Sudario, fondata nel 1598 per promuovere il culto della Sindone e svolgere opere caritatevoli.

Ma per noi, gli studi sulla Sindone, così come quelli condotti sul Sudario di Oviedo, sono anche un ricordo personale. Collaborare con lui significava essere coinvolti in un dialogo continuo, mai banale, fatto di numerose e complesse domande alle quali si cercava di fornire significative risposte.

Ricordiamo anche con emozione i congressi forensi e sindonologici cui partecipammo insieme ove il professore era sempre accolto con stima e palpabile curiosità: non solo per i suoi interessanti risultati scientifici, ma innegabilmente per il suo stile comunicativo sobrio, diretto, capace di tradurre la complessità in concetti universali. Eppure, dietro l’apparente formalità, bastava poco per veder emergere il suo sorriso ironico, specialmente a fronte di domande che riteneva un poco sempliciotte. Pronto a sdrammatizzare e a ricordare a noi e a quanti gli erano accanto in quel momento, che anche nei contesti più accademici è importante non perdere l’umanità.

Il suo insegnamento va oltre le pagine dei suoi libri che abbracciano argomenti di svariata natura, fra i quali la Sindone o i referti delle sue perizie: vive in ogni giovane medico che ha imparato da lui a vedere nel corpo umano un testimone silenzioso della verità; in ogni criminologo che ha scoperto la potenza delle scienze forensi; negli studiosi della Sindone che guardano l’immagine con gli occhi e il cuore come se vivessero la sua stessa esperienza; in ogni studente che ha ascoltato le sue lezioni, rimanendo travolto dalla sua passione.

Lo vogliamo ricordare non solo come il grande scienziato e il maestro che è stato, ma come l’uomo capace di insegnare che la ricerca della verità è un atto d’amore verso la vita.

Nello Balossino, Stefano Zacà